martedì 28 dicembre 2010

Cena di San Silvestro - basta con la solita minestra! Lenticchie beluga

Come da  tradizione, un cucchiaio di lenticchie si deve mangiare prima di brindare e all'ultimo rintocco della mezzanotte, quando sta per scoccare l'anno nuovo.
Questa credenza deriverebbe dalla loro forma appiattita e tondeggiante che ricorda le monete anche se piccole, numerose. Non tutti ci credono, eppure... "per tradizione" le troviamo sempre in tutte le tavole alla cena di San Silvestro.

Ma lo sapevate che esiste una gran varietà di lenticchie? Purtroppo non sono molto conosciute, difficili da reperire e quindi si tende a mangiare..... "sempre la solita minestra" !!

Oggi vi vorrei parlare delle lenticchie beluga, sono bellissime solo a vedersi, ricordo la prima volta che Jerry me le presentò, rimasi estasiata da quanto erano belle, piccole, lucide... e.. perchè no?
eleganti e raffinate!

Sì, le trovo eleganti e raffinate e sono certa che se quest'anno presentereste le lenticchie beluga alla vostra cena di fine anno, fareste un'ottima figura!

Potete cucinarle esattamente come le classiche alle quali siete abituati, senza ammollo, una cottura di circa 20 o 30 minuti, a fiamma lenta, magari se ce l'avete, in una bella pentola in terracotta.

Si sposano molto bene con il pesce, che ne direste di abbandonare il "solito" grasso cotechino per quest'anno? :-))))

Eh lo so, forse starete pensando che la tradizione vuole le classiche lenticchie con cotechino.
Ma magari, cambiare, non solo ravviverà la vostra tavola e stupirà i vostri ospiti.. ma vi porterà più fortuna che lo scorso anno?! :-)

Visto che io sono una specie di "anticonformista" e odio regole, tradizioni e quant'altro...le cucinerò questa sera, domani vi proporrò la mia ricetta. ( Riso integrale alla zucca con lenticchie beluga )
 Voi intanto, procuratevi le lenticchie!
Potete trovare i negozi che le vendono, tra i link che ho elencato in questa pagina a destra.
Ci sono gli indirizzi di vari negozi presenti in tutta Italia.

PER I LETTORI DEL MIO BLOG...

Ciao a tutti.
Sono molto felice di  questo mio blog e vedere il numero dei lettori sicuramente mi stimola a scrivere quasi quotidianamente! Molti mi scrivono e chiedono consigli, di ogni genere.. e questo mi rende felice.

Il giorno di Santo Stefano il blog ha avuto 118 visite, un record, e ad oggi ho 10 lettori fissi.
Il mio decimo lettore è una persona importantissima della mia vita, colui che mi ha insegnato tutto quello che vi scrivo.

Mi è stato detto da alcuni di voi, che non ricevono le notifiche via mail; nè se scrivo un nuovo argomento, nè se qualcuno commenta le mie ricette.

Se qualcuno tra voi desidera ricevere una notifica via mail, fatemi avere il vostro indirizzo e-mail
Se non volete scriverlo qui, mandatemelo nella mia mail:

stefycunsy@live.it

Le notifiche possono arrivare :
- se scrivo un nuovo articolo
- se qualcuno, o voi stessi, commentate le mie ricette
- in entrambi i casi.

Grazie per essere presenti, ne sono molto felice, soprattutto perchè spero di esservi utile, come qualcuno lo è stato per me.

Stefania


domenica 26 dicembre 2010

Zucchero bianco raffinato, tossico e raffinato chimicamente: quello che dobbiamo sapere

Stavo pensando a quanti dolci si mangiano nel periodo natalizio, zucchero nei panettoni, pandori, torroni, dolcetti artigianali. Ma lo zucchero si nasconde ovunque.. nei liquori, nelle bibite che troviamo nei supermercati, nelle marmellate, frutta sciroppata, yogurt, insaccati e cibi già pronti..a volte anche nelle latte di legumi già cotti, nel pane, salsine varie, è praticamente ovunque, leggendo attentamente le etichette di ciò che acquistiamo, potremo rimanere stupiti!

E dal momento che lo zucchero bianco si trova ovunque, non sarebbe opportuno sapere cosa stiamo introducendo nel nostro corpo, ad esempio: come viene prodotto?

Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che e' rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro, successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione.

Si arriva cosi' allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale e' una bianca sostanza cristallina che non ha piu' nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare gran parte di cio' che mangiamo......

! praticamente lo zucchero contiene calce, ammoniaca, acidi e... tracce di barbabietola da zucchero,
di conseguenza, del primo succo scuro ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi che avrebbero dato tutto il loro benefico apporto di vita, di energia e di salute...non è rimasto praticamente nulla!!!

E come se non bastasse, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il Calcio e il Cromo) per ricostituire almeno in parte quell'armonia di elementi distrutta dalla raffinazione.
Il tossico zucchero bianco iper-raffinato, a livello intestinale provoca processi fermentativi con produzione di gas e tensione addominale, e l'alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che cio' comporta (coliti, stipsi, diarree, formazione e assorbimento di sostanze tossiche, ecc.). A tal proposito avrete certamente notato il fastidioso senso di gonfiore e pesantezza che si avverte dopo aver mangiato dolci elaborati, ricchi di zucchero.


Come viene prodotto invece, lo zucchero integrale di canna?
Con un metodo artigianale semplice: si spremono le canne e si concentra il succo per evaporazione dell'acqua, usando come combustibile i residui di canna. Con questo procedimento, i principi nutritivi che normalmente si perdono nella raffinazione dello zucchero bianco, vengono invece mantenuti!
Lo zucchero integrale di canna inoltre, è ricco di sali minerali, soprattutto di ferro.
Non è sbiancato chimicamente e la naturale presenza di melassa gli conferisce un aspetto scuro e non cristallino. Lo zucchero MASCOBADO, (quello che vi consiglio) ha dei piccoli granuli, un retrogusto di liquirizia, è davvero squisito!!!
Fate attenzione,però.. in commercio c'è uno zucchero spacciato per zucchero di canna, ma è semplicemente zucchero bianco,tossico e raffinato, tostato e reso dunque leggermente scuro, ma non è di canna!!!!
Per saperne di più, potete dare un'occhiata a questo link:

Personalmente vi consiglio di utilizzare il malto di cereali (quello di riso è il più delicato,di orzo è più gustoso)per dolcificare le vostre bevande o per fare i dolci, oppure lo zucchero integrale di canna MASCOBADO; li trovate in tutti i negozi di alimentazione biologica, macrobiotica e naturale; in questa pagina ho elencato il link con gli indirizzi di negozi,circoli e ristoranti che vendono questi prodotti in tutta Italia!

Diffondete questo articolo a tutti i vostri amici!!

giovedì 23 dicembre 2010

MAIONESE DI TOFU - senza uova

Eccomi qua, dopo la maionese tradizionale, che ha riscosso successo, (la mia maionese tradizionale )mi ritrovo a proporvi la maionese senza uova! Spero si capisca dalla foto, quanto sia ben densa.. mi è piaciuta molto e devo dire che ricordava molto quella tradizionale, sì ok, con un pò di immaginazione :-)))



Potreste proporla ai vostri amici vegani oppure potreste usarla per variare..
E' ottima per farne l'insalata capricciosa, magari su dei crostini di pane come antipasto.
Ho altre idee per utilizzarla, ve le proporrò in seguito.
Ecco la ricetta:


Ingredienti:
160 gr di tofu (ovvero mezzo panetto di quello che si trova in commercio.
25 gr di olio di semi di girasole (mi raccomando, che sia di ottima qualità o ne risentirà il sapore)
40 gr di latte (io in questo caso ho usato il latte crudo, ma sarebbe indicato quello di soia)
2 cucchiaini di UME SU (acidulato di umeboshi) o se preferite dell'aceto di mele
Curcuma o curry in polvere

Procedimento:
Fate bollire il tofu in acqua e un pizzico di sale.
Quando il tofu è ancora caldo, mettetelo dentro il robot da cucina e frullate.
Quando si sarà ridotto in crema, unire un goccino di acqua di cottura e frullare ancora un pò.
A questo punto, potete unire gradualmente  l'olio e il latte, precedentemente messi in unico bicchierino.
Frullate bene e unite l'umeboshi. Quest'ultimo è un condimento salato, (in questa ricetta infatti, è inserito proprio per salare) quindi valutate voi, secondo il vostro gusto, quanto metterne.
Se lo ritenete opportuno, unite poca acqua usata per la cottura del tofu e per ultimo aggiungete della curcuma in polvere o se preferite, del curry.
Ho trovato pratico concludere l'opera, con il minipimer, per renderlo ancora più spumoso e meno granuloso.
Ecco pronta la vostra maionese di tofu!
Se proverete questa mia ricetta, spero mi scriviate come vi è sembrata e se siete rimasti soddisfatti!
Grazie..
Vi illustro la foto della maionese utilizzata per farne un'insalata capricciosa:


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mercoledì 22 dicembre 2010

Il profumo dell'India: crema di lenticchie rosse

Conoscete le lenticchie rosse? Sono indicate per le zuppe, le ho assaggiate qualche anno fa in un ristorante indiano, io e Jerry avevamo ordinato una zuppa, era squisita!
Abbiamo memorizzato gli ingredienti dal menù ed ho provato a farla a casa, ottenendo praticamente lo stesso risultato!

Ingredienti:
Lenticchie rosse;
Acqua;
Semi di cumino;
La buccia di un limone non trattato, intera
Sale integrale

Procedimento:
Metto tutto in pentola, io ho usato la mia terracottina, coprendo di due dita di acqua
Facciamo cuocere al minimo fino a quando le lenticchie non si ridurranno in crema assorbendo tutta l'acqua.
Se la gradite più brodosa, mettere un pò di acqua in più.
Non ho messo le dosi in quanto vado ad occhio.


E' davvero squisita.

Nota bene: la ricetta originale prevedeva anche un paio di noci di ghe (burro chiarificato) che io non ho messo per ottenere un piatto più leggero e dietetico.

lunedì 20 dicembre 2010

CUNSETTONE - il panettone di stefycunsy

Da diversi anni ho in mente di fare il panettone di casa, ma ho sempre rimandato la cosa. Quest'anno mi sono finalmente decisa ed eccomi qua, con il CUNSETTONE, nome suggerito dal mio amico Roberto Rovina, dopo un piccolo sondaggio nella mia bacheca di facebook.
L'impresa è stato tutt'altro che facile, eppure ci ho creduto fino alla fine, anche quando faticava a lievitare..ho sempre cercato di dargli la spinta giusta e quando non voleva cuocere l'ho accudito con cura...ma questo ve lo racconterò domani con la ricetta. Intanto ve lo presento! Eccolo!



Come prima cosa ho preparato la pasta madre, è importante che sia ben attiva, piena di alveoli.
Ho iniziato a rinfrescarla 10 giorni prima, per darle la giusta forza, aggiungendo giornalmente farina T1 (una farina bianca ma ricca di fibra) e acqua.

Un giorno prima che la pasta madre sia pronta, scaldo 250 gr di latte (consiglio il latte di soia, un latte vegetale ma con molte proteine) senza farlo bollire, aggiungo un pezzetto di bacca di vaniglia e la buccia grattata di un arancio e di un limone non trattati. Faccio intiepidire e riposare una giornata in frigorifero.
La sera, posso finalmente preparare il primo impasto, composto dai seguenti ingredienti:

  • il latte di soia preparato precentemente, (aspettando che raggiunga temperatura ambiente) filtrato, sul quale sciolgo 450 gr di pasta madre
  • 9 tuorli montati con 400 gr di zucchero di canna
  • 3 uova intere
  • 850 gr di farina T1
Lavoro bene tutti gli ingredienti (prima i liquidi e poi i solidi)
Anche se l'impresa è inizialmente ardua, cerco di lavorare al meglio l'impasto. Inizialmente risulta essere appiccicoso, ma poi riesco ad ottenere un panetto ben liscio e morbido; decido di dividerlo in due parti, perchè mi sembra già bello grosso!
Trasferisco i due impasti in 2 ciotole di vetro e le chiudo con la pellicola trasparente in modo che non passi aria e li sistemo in una zona calda della casa. Lascio lievitare tutta la notte.

Se, trascorse le 24 ore, vi sembra che l'impasto non abbia lievitato a sufficienza, vi consiglio di riprenderlo e maneggiarlo nuovamente e lasciarlo riposare ancora, se necessario altre 24 ore, come nel mio caso. Il profumo è fresco, sento l'aroma dell'arancia e del limone, assaggio un pezzetto dell'impasto e devo dire che il gusto non è davvero niente male.
Trascorso il tempo necessario, potete preparare la seconda parte dell'impasto da unire al precedente, con i seguenti ingredienti:
  • 300 gr di burro di soia che scioglieremo insieme a 50 gr di cioccolato bianco
  • 3 cucchiai di malto di riso (o miele)
  • 350 gr di farina T1
  • 5 gr di sale integrale

Ottengo un impasto morbidissimo e profumato. 
Ora devo trovare il modo di amalgamarlo al precedente impasto e la cosa non è per nulla semplice.
Amalgamo i due impasti, ma devo far modo che divengano uniformi, così credo che la strada migliore sia suddividere il primo impasto in più parti e maneggiarle gradualmente unendole tra loro a poco a poco.
Non vi dico la ginnastica che le mie braccia hanno fatto,
è stata veramente dura. Ecco le varie fasi:









 








 









Devo aggiungere l'uvetta passa,precedentemente ammollata insieme a delle albicocche secche. 
Riapro l'impasto per amalgamare nuovamente tutto in maniera uniforme. CHE FATICA!!!













Finalmente posso mettere l'impasto dentro la forma e lasciarlo riposare per 24 ore. 
Il cunsettone sta riposando, già la mattina era ben cresciuto, ma deve riposare fino a questa sera, ancora. Per evitare che si secchi la parte superiore, gli appoggio sopra uno strofinaccio umido. Lo lascio riposare tutta la giornata. a QUESTO PUNTO DOVREI INFORNARLO, MA VOGLIO LASCIARLO RIPOSARE ANCORA TUTTO IL GIORNO, lo inforno la sera.
Ecco le varie fasi di lievitazione dal momento in cui l'ho messo dentro la forma:















Inforno a 150° ma dopo 1 ora la parte superiore oltre a svilupparsi e fuoriuscire dalla forma come un vulcano in fase di eruzione, iniziava ad abbronzarsi troppo per i miei gusti. Infilo uno stecchino di quelli per spiedini ed in effetti sotto è ancora crudo, accendo il forno soltanto nella parte inferiore del forno e metto dei fogli di carta forno, bagnati, nella parte superiore, per evitare si bruci.
Purtroppo devo ripetere quest'operazione continuamente, come si fa come un malato con la febbre alta mettendogli le pezze bagnate sulla fronte.. Sembra che dopo un'ora e mezza il cunsettone sia QUASI cotto. Decido di lasciarlo dentro il forno caldo, leggermente aperto e andare a dormire. 

Ecco le foto, durante e dopo la cottura, e la fetta.



















Il sapore era molto buono, la cottura era quasi perfetta : secondo me doveva lievitare ancora o semplicemente era necessario più lievito madre, questo lo avrebbe reso più soffice. Ma tutto sommato, devo dire di essere soddisfatta del mio esperimento!

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Radice di ravanello Daikon


Quando apro il mio frigorifero in presenza di ospiti, notano tante cose “strane” e a loro sconosciute..E' vero, in macrobiotica si adoperano alimenti, salse e condimenti introvabili nei comuni supermercati. Oggi voglio parlarvi di una radice presente adesso nel mio frigorifero, il ravanello Daikon.

La radice di Daikon è un grande ravanello bianco, originario dell'Asia Orientale, ma coltivato anche in Italia e in Gran Bretagna ed utilizzato nella cucina indiana, ha un sapore leggermente piccante e si può consumare sia crudo che cotto. In commercio si trova anche secco, tagliato a striscioline.
Gli enzimi contenuti nel daikon hanno il potere di ammorbidire il pesce, viene infatti consigliato nella cottura di polipo e calamari. Viene consumato anche sottaceto come insalata oppure in germogli per guarnire insalate o sushi. Si abbina molto bene nelle zuppe di pesce, con l'aggiunta di curry.
La radice di Daikon ha pochissime calorie, contiene sali minerali, come potassio, magnesio, fosforo, proteine e fibre, molto ricco di vitamina C e acido folico.

E' diuretico, un bruciagrassi naturale, adatto per chi soffre di ritenzione idrica.
Viene anche utilizzato per le rughe, aiuta la digestione.

Si trova nei negozi di alimentazione naturale, macrobiotica o nei supermercati ben forniti.
Io personalmente lo uso nella zuppa di miso, oppure ne mangio qualche pezzetto crudo.

giovedì 16 dicembre 2010

LE ALGHE - sconosciute ma preziose


La prima volta che ho sentito parlare delle alghe in cucina è stato in un ristorante cinese. Non avevo nessuna intenzione di assaggiarle. Ma con il tempo ho imparato che prima di rifiutare qualcosa, dovevo conoscerla. Ed ho scoperto, anni dopo, che le alghe sono un alimento benefico, ricco di vitamine, proteine e sali minerali e sono un brucia grassi naturale e regolatrici del metabolismo.
Le alghe fanno bene per chi ha il colesterolo alto, per il fegato, per l’intestino pigro, per l’ipertensione, per il tumore all’intestino. Inoltre alleviano la fame e sgonfiano, ecco il segreto per un vero ventre piatto e tonico!!
Credo che queste poche righe vi abbiano convinto, usare le alghe in cucina è una sana abitudine, per tutta la famiglia! Importante non eccedere, ne basta 1cm a persona al giorno.
Ve le presento:
KOMBU: racchiude diversi tipi di alghe brune, ricca di sali minerali, di cloruro di sodio, ottima per prevenire ictus e tumori. Particolarmente usata per cucinare verdure e legumi ne riduce il potere gonfiante favorendo una corretta digestione.
WAKAME: come la Kombu riduce il potere di gonfiare di legumi e verdure, ma si può anche mangiare stufata o al vapore, è l'alga che si adopera nella zuppa di miso. Ricca di oligoelementi.
NORI: alga delicata, vitaminica, proteica e ricca di sali minerali. Il contenuto di Vitamina C è superiore a quello delle arance. È l’alga più usata in cucina, specialmente in Giappone dove è ingrediente fondamentale della preparazione dei Maki (sushi). Si può consumare anche sminuzzata per condire al posto del sale.
ARAME: alga bruna di origine giapponese, si può mangiare bollita o al vapore in insalata
AGAR AGAR : un rimedio sano, naturale ed efficace per la stitichezza! Inoltre è un ottimo addensante in cucina, può tranquillamente sostituire le gelatine o colla di pesce.
DULSE: alga rossastra, ricca di iodio
HIJIKI: alga bruna, ricca di sali minerali e specialmente di calcio.

Pasta o lievito madre


In diverse ricette avrete trovato tra gli ingredienti il “lievito o pasta madre“.
Alcuni lettori mi hanno domandato cos'è, dove si trova e con cosa si può eventualmente “sostituire”.
Ho dato delle brevi risposte, ma vorrei dire qualcosa in più sul lievito madre, dedicando una pagina tutta sull'argomento.

Il lievito madre o pasta madre, altro non è che il metodo che si usava una volta per panificare, si lasciava riposare un piccolo panetto composto da farina e acqua alimentandolo (rinfrescandolo) ogni giorno con gli stessi ingredienti fino ad ottenere un panetto gonfio, dal sapore acido e pieno di “alveoli”.
Alcuni per dargli la giusta “forza”, o “spinta”, uniscono ai primi rinfreschi anche del malto o del miele o addirittura del succo d'uva, per aiutarne la fermentazione appunto.

Ma quali sono i benefici della pasta madre?
La lenta fermentazione, che produce un più elevato grado di acidità, rallenta lo sviluppo delle muffe, quindi con essa il nostro pane durerà più a lungo, (1 settimana anziché 2 giorni) inoltre presenta maggiore digeribilità.
L'ho usato tante volte per fare la pizza o il pane, ottenendo un impasto soffice, leggero e appetibile;(per ovviare al problema del sapore troppo acido, è sufficiente riprendere l'impasto più volte) inoltre chi lo ha mangiato mi ha confidato di non aver sentito quel senso di gonfiore né pesantezza, come di solito accade con il lievito di birra e le farine raffinate (“0” e “00”)  e quindi poverissime di crusca; questo perchè i microrganismi in essa contenuti si sono sviluppati naturalmente e lentamente.

La lenta fermentazione infatti, che avviene in maniera naturale, permette la formazione di fermenti lattici e acetici che durante la cottura contribuiscono alla formazione di sostanze aromatiche praticamente inesistenti nel lievito di birra; inoltre dà luogo ad un'azione più prolungata degli enzimi, in questo modo il prodotto lievitato risulta più ricco di amminoacidi liberi, sostanze che determinano una particolare fragranza nel prodotto una volta cotto.
Molte persone sono costrette a ridurre il consumo di farinacei in genere, in quanto il lievito di birra provoca in loro allergie o intolleranze alimentari, disturbi intestinali, problemi praticamente inesistenti con la pasta madre!
La pasta madre che utilizzo io è composta esclusivamente da farina T1 o T2 (farina semintegrale, dunque con fibra, nutriente) e acqua.


Eccola prima e dopo il rinfresco                                
E questi sono “gli alveoli” che determinano un'ottima fermentazione.




Quando la pasta madre presenta questi buchetti (o alveoli) è pronta per essere utilizzata, la sentirete addirittura “frizzare” ; ne lasceremo sempre una parte da rinfrescare per prepararla al prossimo utilizzo!

Il giusto rinfresco da fare sarebbe uguale peso di farina e metà di acqua. Ma rinfrescandolo giornalmente con questa dose rischieremmo di allevare in casa un “piccolo blob” e visto che... non è il caso... dal momento che non siamo panettieri ma solo appassionati di cucina, consiglio di fare i rinfreschi “ad occhio” fino ad ottenere un panetto molto morbido e sodo, da conservare in un recipiente di vetro ed utilizzarlo almeno 1 volta alla settimana.


Io mi trovo molto bene facendo così: tengo la pasta madre in frigorifero. Quando mi serve per fare qualcosa, la tiro fuori un giorno prima, aggiungo la farina e l'acqua. Se ne ho poca metto uguale peso di farina e metà peso di acqua, se la quantità è già più che sufficiente ma devo solo darle la forza per lievitare, basterà unire anche solo uno o due cucchiai di farina e poche dita di acqua (acqua sempre a temperatura ambiente) Mescolo bene con un cucchiaio di legno (la consistenza deve essere soffice e si deve staccare dalle pareti della ciotola sulla quale stiamo lavorando. Lascio riposare in un recipiente di vetro, può essere anche un barattolo con coperchio.
A questo punto, lascio la pasta madre in un luogo riparato da correnti d'aria e da troppo calore, il posto più adatto è dentro il forno spento ad esempio. Se vogliamo accellerare la lievitazione, dentro al forno, vicino alla pasta madre, mettiamo un pentolino di acqua bollente.
Quando la pasta madre sarà raddoppiata, piena di buchetti o alveoli, la possiamo utilizzare.
Quando la usiamo, ne teniamo da parte un pò, uniamo di nuovo acqua e farina e la mettiamo in frigorifero, per poi riprenderla per il prossimo utilizzo. Se non ci serve spesso, l'importante è darle il rinfresco almeno una volta a settimana.
Se non lo facessi con questa regolarità, potrebbe bloccarsi la fermentazione ed inacidire. Se temiamo di averla "uccisa" perchè non lievita più non preoccupiamoci, lei risorge sempre, anche se dovesse avere un cattivo odore.
La rinfreschiamo più volte, mettendola dentro il forno con il pentolino d'acqua bollente e ripetiamo l'operazione magari tutti i giorni, senza metterla in frigo, finchè non .. risorgerà!

 

mercoledì 15 dicembre 2010

Il profumo dello zenzero - salsina allo zenzero fresco

             
                                                           
Un pomeriggio di qualche anno fa andai a trovare Jerry a casa.
Aveva comprato dello zenzero fresco.
Era la prima volta che lo vedevo.
Avevo sempre sentito parlare dei biscottini allo zenzero, ma in realtà non sapevo che forma avesse, non sapevo praticamente nulla dello zenzero. Ma conoscevo bene la canzone di Elio e le storie tese: natale allo zenzero! Avevo un forte raffreddore, era per questo che Jerry lo comprò, mi disse che lo zenzero è un ottimo antinfluenzale, rafforza le difese immunitarie oltre ad essere digestivo, detergente ed antisettico, ottimo contro lievi ustioni, piccole pustole, scottature e dà sollievo nei momenti di stress.

Solo questa breve descrizione mi fece venir voglia di andarlo a comprare subito, ma.. domandai a Jerry:
  • Come si consuma lo zenzero?
  • Si fa così:
    Prese la radice, la pose sul suo tagliere d'ulivo e con il coltellino in ceramica ne tagliò un pezzetto. Era così fresco che ne uscì subito il succo, con un sorriso avvicinò quel piccolo pezzetto di zenzero al naso per sentirne il profumo, ad occhi chiusi... e lo stesso fece con me. Sembrava limone, ma dall'odore ancora più intenso, infatti assaggiandolo risulta anche lievemente piccante. Infine lo sbucciò, lo mise dentro un pentolino a bollire con acqua, per ricavarne una calda, piccante, ristorante e sfiziosissima tisana allo zenzero.                                                                                              
Per il mio raffreddore e per quel freddo pomeriggio d'inverno che presto ci scaldò...

Ma lo zenzero si presta molto anche in cucina, sia per preparazioni dolci che salate.
Si può grattuggiare fresco per unirlo a qualunque piatto in cucina, sul pesce, sulla carne, sui risotti, sulle nostre fritture.. Ho sentito di alcune persone che per conservarlo, lo grattuggiano tutto e lo conservano nel congelatore a ghiacciare. Al momento dell'uso, ne spezzano con le dita un frammento; ma secondo la mia opinione, questa operazione non è affatto necessaria, in quanto lo zenzero si conserva per parecchio tempo in frigorifero e all'occorrenza se ne può tagliare il pezzetto necessario.
Sono dell'idea di congelare il meno possibile, perchè mai congelare un prodotto fresco?!

A quel punto vi consiglierei di acquistare lo zenzero secco, in pezzi.
Si può conservare in vasetti di vetro e grattare all'occorrenza, come si fa con la noce moscata, per intenderci.

Oggi vi propongo una salsina allo zenzero ottima per accompagnare i vostri soffritti, ad esempio la tempura di verdure.

SALSINA ALLO ZENZERO FRESCO:


Grattuggiate dello zenzero fresco, mettete la polpa ottenuta dentro una garza o un tovagliolo di carta e strizzate fino a ricavarne un profumatissimo e meraviglioso succo liquido. 
A questo punto potrete unire pochissima acqua e della salsa di soia o tamari.
Nient'altro. La vostra salsina è pronta.
Per quanto riguarda le dosi, regolatevi a piacere, lo zenzero sarà piccantino, la soya conferirà in sapore salato, l'acqua bilancerà il sapore, quindi è una questione di gusti!



martedì 14 dicembre 2010

Uova: se sì... come sceglierle?


Fritto, alla coque, strapazzato, sbattuto, sodo.. come vi piace l'uovo?

Da ragazzina ho avuto la fortuna di vivere in campagna, a Manziana (RM) e nella nostra casa situata dietro al Bosco, avevamo un piccolo pollaio.
Ricordo che mio nonno ogni pomeriggio faceva uscire le galline dal recinto ed erano libere di “passeggiare” per il giardino e mangiarne l'erba.
Quando facevano le uova, le sentivamo cantare e potevamo raccogliere le uova, ancora calde.. sì sì, calde, appena … sfornate...
Al mattino, per colazione, preparavo il mio ovetto fresco, separando il tuorlo dall'albume. Quest'ultimo veniva successivamente utilizzato da mia nonna per frittate o dolci, mentre il tuorlo era tutto mio, pronto per essere sbattuto, rigorosamente a mano, dentro un bicchiere di vetro, con l'aggiunta di un paio di cucchiaini di zucchero e a volte, una piccola puntina di caffè macinato.
In pochi minuti ne risultava una densa, delicata crema, da gustare direttamente affondando il cucchiaino, la quale terminava in pochi istanti, purtroppo..

Oggi invece non posso mangiare l'uovo sbattuto a colazione, perchè vivo in città e non ho a disposizione le uova fresche. Eppure ho scoperto che c'è un modo per capire se le uova che acquisto sono fresche o meno. Avete mai notato quel codice stampato sui gusci delle uova? Vi siete mai chiesti cosa significa quella lunga sigla?

E' la “carta d'identità” delle uova, attraverso la quale possiamo conoscere tutte le informazioni relative al metodo di produzione e alla loro provenienza.




All'inizio del codice, c'è un numero che indica il sistema di allevamento:

"0" per l'allevamento biologico: le galline razzolano all'aperto per alcune ore al giorno, come quelle di casa mia.....




"1" per l'allevamento all'aperto: le galline per alcune ore del giorno possono razzolare in un ambiente esterno: le loro uova sono deposte nei nidi oppure deposte sul terreno e raccolte successivamente dall'allevatore.

"2" per quello a terra: le galline si muovono liberamente, ma in un ambiente chiuso, solitamente di un capannone. Anche in questo caso le uova sono deposte nei nidi oppure vengono raccolte dagli allevatori sulla lettiera, dove sono state deposte.

"3" riguarda quello in gabbia (o batteria) : Le galline si trovano in ambienti confinati, dove depositano le uova su un nastro trasportatore che le porta direttamente al confezionamento.



Credo che nella cucina tradizionale, si consumino TROPPE uova.
Le troviamo nelle brioches o nei biscotti della colazione, torte, a pranzo in una carbonara, nella bistecca impanata, in una torta pasqualina (pasta brisè), negli impasti farciti, maionese o salsine varie, nel ripieno delle polpette, o delle verdure ripiene, nelle tagliatelle, crepes (dolci e salate) frittate e frittelle, negli sformati di verdure, gelati, crema pasticcera, nelle crocchette di patata, in snack o cibi già pronti.... a volte semplicemente per pennellare e quindi colorare e dorare gli impasti lievitati.
Io personalmente non le uso nelle mie preparazioni culinarie se non in casi ESTREMI, ma amo gustare l'uovo mangiato da solo, per sentirne il sapore, il gusto del tuorlo..
Se assaggerete le uova provenienti da allevamenti biologici, sentirete la differenza...coglierete il gusto di un uovo fresco..
Lo so che le uova biologiche costano di più, ma consumatene di meno, non risparmiate sul cibo, e ricordate che acquistando quelle più economiche non solo faremo del male a noi stessi mangiandole, ma contribuiremo a “sostenere ed incoraggiare” la produzione di uova in allevamenti in gabbia (povere galline)

domenica 12 dicembre 2010

Lenticchie in terracotta su ciotola in legno di ulivo


Una volta i legumi venivano cotti nella terracotta, poi, chissà perchè.. si è persa questa meravigliosa abitudine. Due anni fa acquistai una pentola in terracotta molto carina, e devo dire che quando cuocio lì i legumi, acquistano un sapore davvero particolare..

L'altra sera ho fatto le lenticchie, senza bisogno di metterle ammollo.
Le ho cotte in acqua fino a superarle di un paio di dita, poi una cipolla, uno spicchio d'aglio, del sedano, una rapa, una carota, tutto tagliato finemente. Ho poi condito, a cottura ultimata (dopo circa 40 minuti, fiamma al minimo) con del miso e poco sale. Ho accompagnato con polenta di farro ( macinata dal produttore al momento dell'acquisto, in Umbria.)

Ho poi apparecchiato la tavola, ciotole, bicchieri e cucchiai in legno di ulivo
Versato la cena sulle ciotole con l'aiuto del mestolo, anch'esso in legno di ulivo.
Un filo d'olio extravergine d'oliva di ottima qualità a crudo, per completare l'opera..

Eh sì.. tutta un'altra cosa, tutto un altro sapore...
Il sapore della genuinità, della freschezza, del naturale.

A me... piace così!
E quando il mio ragazzo o gli amici più intimi, mi vedono mangiare con le posate di legno....mi chiedono:
Perchè io non ho le posate di legno? Le voglio anche io!

Acciaio.... addio!







giovedì 9 dicembre 2010

La nostra spesa giornaliera - come pulire e conservare le verdure


 Per me è importante fare la spesa nel posto giusto e di solito acquisto le verdure e la frutta dai contadini, al mercato.
Da loro non trovo limoni trattati, nè frutta "colorata" ma solo prodotti naturali e genuini, magari non belli a vedersi, ma sicuramente buoni e si riconoscono a vista d'occhio prima,  e dal gusto dopo...
Sarebbe bello poter acquistare la verdura fresca ogni giorno o quasi, come facevano le nostre nonne e mamme. La spesa giorno per giorno riempiva i nostri piatti di cibo fresco, vivo!!
Quante volte nei nostri frigoriferi troviamo carote rammollite, cipolle con germogli, mele raggrinzite....e quanta roba buttiamo solo per non aver avuto il tempo di pulirla e cucinarla?
Che tristezza....
Purtroppo al giorno d'oggi, lavorando, non possiamo permetterci il lusso di fare della spesa giornaliera, selezionando il miglior contadino e pulendo la verdura non appena rientriamo dal mercato, anche se sarebbe il mio sogno.. Ma se ne avete la possibilità... fatelo!
Io ho l'abitudine di acquistare e pulire le verdure, conservandole in frigorifero, su di un panno di cotone, dentro una cesta.
Le cipolle pelate si mantengono settimane intere e quando mi servono sono già pronte per essere affettate!
Anche il sedano si può pulire prima, per quanto riguarda le carote, acquisto sempre quelle con il ciuffo, il quale denota la freschezza delle stesse...e quando le addento sono belle croccanti e hanno un buon sapore, sono... diverse! E non butto via nulla, con il ciuffo cuocio i legumi ad esempio o faccio delle zuppe, la buccia non la tolgo in quanto gratto bene e mangio anche tutta la parte finale, come Bugs Bunny :-)
Pulisco alcuni tipi di verdure sotto l'acqua corrente utilizzando la tawashi, spazzola per pulire le verdure e con questo sistema non è necessario pelare carote o rape, ad esempio. Le asciugo accuratamente e le conservo dentro la cesta in frigorifero. Ci vuole un pò per pulire tutto ma la sera, rientrando a casa, sono già a metà dell'opera per cucinare, in quanto le verdure sono già pulite e pelate pronte per essere cucinate!

Torta rustica alle scaglie di fondente : la torta Zaia


Ho assaggiato questa torta per la prima volta al circolo macrobiotico e me ne sono innamorata.
Quando l'ho fatta per la prima volta è stato un flop in quanto dovevo servirla per la merenda a due amiche ma, trattenuta dal parrucchiere, non ho avuto sufficente tempo per farla cuocere adeguatamente e purtroppo non è uscita proprio come speravo..
Ovviamente ho provato a rifarla e con mia grande soddisfazione è venuta bene, buona, soffice, delicata, come quella assaggiata la prima volta.
Ho rinominato la torta rustica in "TORTA ZAIA" , porta infatti il cognome della mia amica che ancora oggi continua a prendermi ingiro per la torta macrobiotica “non cotta” :-)
Se la provate, avvisate la mia amica che è davvero buona!

Si tratta di una torta vegan.macrobiotica, il segreto di questa torta è amalgamare con cura gli ingredienti e farla lievitare con pazienza, concedendole il tempo necesssario per raddoppiare e farla cuocere con calma secondo le istruzioni riportate di seguito. Ma veniamo alla ricetta!

Ingredienti

300gr pasta madre
140gr olio di girasole
200gr succo di mela
200gr malto di riso
400gr farina di tipo 1
200gr di cioccolato fondente in scaglie
1 granello di sale

Procedimento:
Spennellare una teglia di olio e spolverare con farina.
In una terrina capiente, amalgamare con un frustino gli ingredienti liquidi, (l'olio, il succo di mela, il malto, il lievito madre ed il granello di sale) dopodichè unire gradualmente la farina girando con l'aiuto di un cucchiaio di legno. Quando avremo ottenuto un impasto ben denso, possiamo versarlo direttamente nella teglia coprendolo. Lasciamo lievitare per circa 6 ore.
(se adoperate il lievito di birra la lievitazione sarà più breve, dovrebbero bastare 3 ore)

Infornare coperto per la prima mezz’ora a 180°
Proseguire la cottura scoprendo la teglia.